L’allenamento, spieghiamo per gradi cos’è. 1° step

Asterisco n. 6 di Pasquale Bellotti

L’esperto che - richiesto di dare una sintetica definizione di allenamento - accettasse e vi si cimentasse; e sostenesse, ad esempio, che l'allenamento è un insieme di diverse pratiche motorie, sbaglierebbe due volte.

  • Nel ritenere che si possa dare una definizione sintetica del fenomeno (provandoci, infatti, subito si scopre che il risultato non è spendibile nella pratica, cioè non serve perché non dice nulla);
  • e nel riconoscersi in essa: l'allenamento è anche questo, ma per essere definito devono potersi dire molte molte cose in più.

Dunque, non una sintesi serve, ma forse una analisi degli elementi costitutivi, che andrebbero enunciati prima e poi spiegati.

Sostenere che l’allenamento consiste di esercizi fisici è dire una verità, ma troppo piccola per poter essere utilizzata, mentre una definizione dovrebbe mirare davvero ad orientare. Le definizioni, del resto, servono a definire confini, ovviamente non lessicali, e ad escludere il non utile, l’inutile ed il pericoloso e ad includere tutto ciò che connota, caratterizza il fenomeno che viene definito: un certo numero di elementi dentro; un certo numero di elementi fuori. Quello che è dentro serve per la pratica; quello che è fuori, fuorvia e inganna se perseguito.

Certamente, è una verità che l’allenamento sia un fenomeno motorio, espressione delle capacità di movimento dell’uomo. La sua essenza è il moto. Vero e profondo concetto. L’allenamento è fatto di moto, di movimento, di movimenti. Teniamola come prima definizione, accettandola ma non riconoscendocisi, perchè troppo elementare per esaurirne i contenuti e, dunque, del tutto inutile per formare allenatori ed altri esperti: non servirebbe, del resto, ad orientarli – nemmeno minimamente – nella pratica quotidiana.

L’allenamento non è elementare.


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