Volume e intensità nell’allenamento: attenzione
Ad un tavolo di sedicenti esperti di movimento e di sport, provenienti da importanti federazioni sportive e rappresentanti di blasonati atenei, avevo un giorno – ma decenni fa – preso la parola, con l’intenzione, così avevo dichiarato esordendo, di portare l’attenzione dei partecipanti al Simposio (l’occasione era proprio quella di un importante consesso sull’allenamento sportivo) sul tema del volume e dell’intensità nell’allenamento.
Non avevo ancora nemmeno finito di enunciare il mio proposito di “affrontare un tema importante”, che qualcuno, seguito poi anche da diversi altri, aveva commentato: “Ancora! Ancora parliamo di questo, come se non sapessimo già tutto …!”
Risolini tra i partecipanti, qualche parola pronunciata con sarcasmo. Dopo un po’, il silenzio. Di chi era presente. Ed il mio.
Tentativo di rimediare da parte di qualcuno: “beh, ascoltiamo ciò che vuole dirci …”. Ma io, allora, irremovibile. Finì lì e non dissi più nulla. Non ne parlai mai più.
Presupponenti, boriosi.
Qualcuno cominciò a parlare di allenamento funzionale (l’unico aggettivo che sta male accanto ad allenamento, che è per sua natura funzionale …) e non nacque alcun incidente diplomatico tra i presenti. Finì lì, con buona pace di tutti.
Ricordo bene, però, il “sappiamo già tutto”, tipico di chi non sa quasi niente.
Mai pronunciare frasi del genere, accampando di possedere conoscenze che non si hanno, e di cui bisogna spesso pentirsi.
E mi aveva colpito, anche, il nessun interesse per un tema comunque chiave (anche se nella circostanza volevo dire altro, riferirmi ad altro a cui mai, invece, si fa riferimento) di cui oggi ancora c’è moltissimo da dire, da comunicare, da correggere, da “leggere” con attenzione.
Ed anzi, visto che ci siamo, ponetevi già Voi, cari Lettori, la domanda e provate a dare una risposta al quesito: per un giovane che viene avviato all’allenamento sportivo è più importante porsi il problema del volume del carico o dell’intensità dello stesso?
Si possono dare diverse risposte, ma ve ne è una che conta davvero ed è razionale, ragionevole, consequenziale ... Ne parlo nel prossimo Asterisco.
Ed ancora, tornando al discorso di qualche riga fa: certo, i miei interlocutori non erano forse in grado lì per lì di comprendere cosa volessi dire, ma se solo si fossero umilmente interrogati (sempre farlo, sempre!), forse avrebbero acconsentito a che parlassi e poi consentito con me che quel tasto (quell’argomento) era meglio toccarlo e farsene “contaminare”, ovviamente in un senso del tutto positivo.
Quel tasto suona; certo, ci vogliono però anime adatte.
È che volevo parlare d’altro, volevo aprire un confronto che mai riaprii negli anni successivi e che solo oggi ripropongo in un Asterisco, dopo aver fatto – però – diventare, negli anni, quel contenuto un oggetto privilegiato di insegnamento, sempre perseguito, magari tacitamente.
Noi ci occupiamo, e magari siamo bravissimi (con qualche dubbio, oggi, in Italia) a “maneggiarli”, di volume e di intensità dei carichi, dei mezzi di allenamento che utilizziamo e proponiamo ai nostri atleti, per far crescere le proprie capacità e dunque, nel tempo, la prestazione specifica.
Ma non a questa modalità volevo riferirmi a quel tempo.
In breve: siamo davvero bravi a parlare degli strumenti di lavoro volume ed intensità dei mezzi di allenamento; e siamo anche bravi ad applicare in pratica, a fare piani e poi programmi di lavoro e realizzarli nell’atleta che svolge volumi di carico ad una determinata, variabile, particolare intensità.
Ma c’è un volume ed una intensità che ci riguarda: quello e quella della tensione morale che mettiamo nel nostro lavoro.
Cioè: e i carichi nostri? L’intensità di lavoro nostra?
Siamo altrettanto bravi ed abbiamo riflettuto sul volume degli insegnamenti dati agli atleti (cosa è davvero lo sport? Cosa il dilettantismo? Cosa il fair play? Cosa la relazione? Cosa l’impegno? Cosa l’allenamento? Quale il ruolo del movimento per tutto l’arco dell’esistenza delle persone? Quale il reale posto nella vita dello sport?) e sulla profondità e sull’intensità del nostro adoperarci per loro in questo senso (specie con l’esempio; specie con la presenza vigile; specie con la partecipazione alla vita e ai problemi e allo sviluppo complessivo di una giovane persona; specie insegnando l’etica della vita).
E dopo che interveniamo, dopo un po’ di tempo o dopo molte stagioni, le persone che abbiamo seguito e sono cresciute e sono diventate anche campioni sono più persone o sono solo bravi a muovere bilancieri e fare corse e prove ripetute e test di livello?
Questo sarebbe allenarsi?
O non è forse un crescere complessivo l’allenamento?
Ah, ma ne parlo ancora.
Troppo importante, troppo, l’allenamento nella vita!

