Un manifesto per la cultura del movimento

Asterisco n. 48 di Pasquale Bellotti

Per un nuovo manifesto di rifondazione del movimento nel Paese.

Penso che serva proprio oggi, un Asterisco così. Senza una cultura della vita, non si va lontano e si muore – dentro e fuori – vicinissimo. Morti dentro, che non è la vita.

In un Paese dove non cogli – come solo in pochi altri del mondo invece si fa – la cura e la cultura del motorio, è bene ricordare, più spesso che si può, che senza movimento non si va lontano. Anzi, senza movimento non si va affatto. In definitiva, non si esiste e si è nulla!

Da molti anni, mi cimento in sorte di manifesti, di proclami che vorrebbero chiamare a raccolta, ad una pacifica rivoluzione del modo di vedere e di concepire il moto nella vita, direi piuttosto inascoltato da un sistema assai distratto che fa altro (non mi dilungo su questo punto e stendo il famoso pietoso velo), o anche che oltre ai (belli, per carità!) proclami non fa in effetti niente altro, nel 2020 anche accompagnato da valenti allievi (ovvero da Marco Basilio, Marco Vasellino e Giovanni Di Maio). Nel 2026, rivisitando e riproponendo un manifesto, sempre curioso e sempre meravigliato per il solol riflettere sul “tutto” che è il moto nella vita dell’universo.

1. Il movimento semplicemente è. Come l’acqua, non si può vivere senza di esso.

2. Il movimento è anzi simile ad un corso d’acqua che lambisce, ma anche attraversa e riempie di sé la vita intera dell’uomo. Pervasivo ed ubiquitario, informa di sé l’esistenza e delle persone può caratterizzare il ben essere e condizionare per gran parte anche la loro felicità.

3. Il movimento è il nome della vita: la vita della vita è provata dal movimento che la attraversa e la mantiene, senza di esso nulla ci sarebbe, poiché solo nel movimento la vita è.

4. La sorgente è nel grembo materno, nel quale esso nasce e da cui si diparte per cominciare il lungo cammino che accompagna l’intera vita degli uomini, tutti i giorni, anzi ogni istante, ogni respiro ed ogni battito del cuore: movimenti della vita, mentre essa scorre, si fa, cammina, non sta mai ferma, mai immota.

5. All’inizio esso si manifesta, se non ostacolato, soprattutto nel gioco dei bambini, del tutto sovrani ed autonomi nel concepirlo e nel suscitarlo originalmente e creativamente, liberamente dandovi prima inizio e poi fine. E poi nuovi inizi e nuove fini. Il gioco, quando è libero, è compagno della vita e la accompagna, preparandone le fasi evolutive. Per suo mezzo si anticipa il corso della vita ed a questa veramente e intimamente ci si prepara, acquisendo fondamentali caratteristiche e sviluppando numerose e complesse funzioni che nella vita si ritroveranno e saranno perciò perfettamente funzionali alla stessa.

6. Nelle prime età della vita, al movimento sovrintendono particolari figure di maestri, che accompagnano negli anni (veri accompagnatori e vere guide), naturalmente maestri (la famiglia) o a ciò deputati, perché adeguatamente formati e preparati (a, educatori di tutte le conoscenze importanti e b, educatori del moto come fenomeno principe e c, anche curatori della salute e del benessere di ogni essere umano: ovvero i Maestri, gli Esperti di Moto ed i Pediatri ed altre Figure ed Operatori della Sanità e del Benessere).

7. Nei primi anni di vita, il movimento naturalmente accompagna ed è presente, massicciamente presente in ogni giornata dei bambini e va solo assecondato e guidato e - particolarmente nel nostro oggi “moderno” - incentivato nel tempo dedicatovi, il che richiede formazione, perizia, sensibilità e responsabilità. Ragione e passione. Convinzione e dedizione.

8. Il movimento dei primi anni riempie e proprio definisce il mondo dei piccoli ed aiuta a determinare e a definire - in maniera preponderante - la formazione giovanile, quella fase della vita – che è a sé ed ha senso e compimento già in se stessa – che fa passare, propedeuticamente, alle fasi successive della vita.

9. La formazione motoria giovanile si avvale massimamente del gioco spontaneo e libero (i bambini giocano i giochi di sempre in maniera sempre nuova, sempre originale e creativa), ma anche di movimento gioioso in natura (passeggiate ed esplorazioni nell’ambiente naturale, terrestre ed acquatico, e nei differenti contesti di vita, pianura, montagna, campagna) ed anche del movimento gioioso di acrobazie e forme di giocoleria adeguate all’età, ed anche, ancora, della pratica ludica deliberata, scelta, proposta e mediata, poi accompagnata: insomma, di tutto ciò che sia scoperta motoria e sorprenda e stimoli la curiosità e la voglia di conoscere e di sperimentare: il bambino che si affaccia sul mondo ed alla vita. Il movimento che è nella vita e della vita è, dunque, anche causa ed effetto della vita stessa.

10. I bambini si iniziano da soli al movimento, nel quadro della loro crescita e del loro naturale sviluppo, ma è significativa l’opera degli educatori, essi stessi iniziati con una formazione ed un apprendistato lunghi e complessi, fatto di studi specifici, di esperienze molteplici e di costante instancabile e meravigliata applicazione.

11. Le fasi successive prevedono, per tutti e sempre ad opera di esperti conoscitori, una nuova iniziazione al movimento, che di questo illustri il ruolo, il significato, i vantaggi e la necessità che nella vita sia rappresentato sempre e ad un livello cospicuo e comunque mai ostacolato, in nessuna fase, non solo quando c’è la salute, quando è parte fondamentale della prevenzione, ma anche nella malattia, perché sovente parte della terapia come genuino e salutifero medicamento e comunque sempre sostegno e supporto della vita.

Questa iniziazione al movimento per tutta la vita avvia alla pratica attiva del movimento, che deve essere inserito stabilmente nelle proprie giornate e che continuerà ed accompagnerà ogni fase della vita fino alla terza e alla quarta età.

12. Una particolare iniziazione, anche questa nelle mani di particolari esperti, differenti da tutti gli altri cultori del movimento, è possibile per coloro che desiderano esplorare la propria capacità di prestazione motoria, necessariamente a seguito e in conseguenza della fase della formazione motoria giovanile, attingendo alle attitudini innate e alle capacità cui si giunge con una preparazione a forme più elevate, più difficili, più impegnative di particolari sequenze di gesti.

Si chiama questa iniziazione allo sport e può esitare nella pratica dello sport, che contiene, oltre al movimento, l’aspetto - sempre essenziale nella vita - del gioco ed anche quello dell’agonismo, caratterizzato quest’ultimo da un convinto e praticato e affermato fair play verso sé e verso gli altri contendenti. Tale conoscenza ed approfondimento del movimento (pratica dello sport) può durare un certo numero di anni, finché conserva le caratteristiche di gioco motorio. Perdere il carattere di gioco significa entrare nel mondo del lavoro caratterizzato da impegni precisi non sempre coincidenti con la libera volontà e segnati invece da speciali doveri da rispettare e da aspettative cui corrispondere.

13. Il movimento che si esprime nello sport dei migliori e di tutti coloro che desiderano esprimerlo in una forma e con modalità tali da farne una professione e trasformarlo, anche, in uno spettacolo per masse di persone, perde sostanzialmente i caratteri del gioco per acquisire quelli del lavoro e di una professione/spettacolo. Su di esso vigilano altri esperti, per le speciali caratteristiche di spettacolo che, in questi casi, assume la pratica del movimento (sport di alto livello: organizzazioni di campionati, società ed imprese, quotazioni in borsa, sponsorizzazioni, interessi economici, ruolo nell’economia dei Paesi, ecc.).

14. Il termine così ubiquitario di movimento esige, sempre, di essere precisato ed opportunamente collocato ed accortamente attribuito. Segna e caratterizza la vita di ogni essere umano, ma in maniera anche estremamente differente a seconda delle età e con modalità diverse in base all’utilizzazione che se ne intende fare e via via se ne fa. 15. Un Paese che del movimento intende avvalersi perché lo identifica, almeno in parte, con la cultura, tiene ben distinto ruolo e significato del movimento nelle diverse fasce di età e rispetto ai diversi intendimenti. Distinguere significa preoccuparsene e garantirne la prosperità (per realizzare il complessivo benessere della popolazione), con opportuni mezzi e risorse organizzative e finanziarie, opportuna formazione degli addetti ai lavori, impegno strenuo (anche ad opera e per l’azione concreta e per bocca dei massimi rappresentanti delle istituzioni della Nazione) per collocarlo davvero dentro la vita delle persone e, nel tempo, sempre più nella cultura del Paese.

Il principio basilare è, comunque, il seguente: che vi sia il movimento sempre; ma il gioco motorio dei bambini viene prima di tutto e deve essere garantito e protetto, certamente sollecitato ed imposta, se necessario, la cura di esso presso gli educatori che devono farsene carico.


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