Silvia, rimembri ancora?
No, mio caro lettore, non sto ricordando Giacomo Leopardi, no. Non la poesia sublime di un grandissimo inarrivabile italiano, ma una storia che molto mi ha colpito. Chissà se la persona a cui penso, protagonista, se ne ricorda ancora. Perciò esordisco così …
In un messaggio di lavoro che mi invia un’amica (assai cara), Silvia (si chiama così, questa giovane) mi rende partecipe di una vicenda apparentemente assai semplice; ma a me non sembra affatto una piccola storia quotidiana, piuttosto un evento che considero – e non esagero – epocale.
E ne voglio parlare, perché istruttivo, perché oggetto di riflessione, perché inusuale, perché lodevole nei riguardi dell’umanità. E dove trovi mai, oggi, azioni lodevoli verso gli altri? Verso altri simili? Poche, ne trovi assai poche …. Perciò il mondo e la nostra società sono così, vanno lentamente (ma sempre più velocemente ….) spegnendosi.
Senza la relazione e senza afflato, tutto si polverizza e scompare ….. Lo sanno questo (almeno questo, vorrei dire …) i cosiddetti grandi? Dove grandi è scritto con la minuscola iniziale, perché più minuscoli di come sono proprio non si può: piccoli davvero e che stentano a cogliere le chiavi del vero benessere e, forse, della felicità. Propria e dei propri concittadini.
Scrivevo a questa giovane qualcosa di inerente ad una attività e lei, gentilmente, come sempre, mi risponde, ma aggiunge alle sue note di lavoro la frase, emblematica per me – e che voglio mettere in evidenza – :
“Mi ha colto in un momento – così scrive ed io fedelissimamente riporto - in cui stavo proprio spiegando a mia figlia di quasi 10 anni l’importanza di continuare a giocare, anche da adulti”.
Capite, cari Lettori, il senso e la profondità e la meraviglia di uno che di cose così ne ha sentite, nei decenni, pochissime volte, ovvero quasi mai? Un genitore che suggerisce ad un giovane che sta crescendo che l’età dei giochi non finisce mai, perché abbraccia tutta la vita?
Dove mette conto di sottolineare che una madre parla con una figlia, non più bambina, di un argomento non banale ma vitale, anzi essenziale (essenza della vita, più o meno), di una figlia che – secondo l’immaginario collettivo, come si dice, avrebbe superato l’età dei giochi motori, alla quale la mamma dà l’insegnamento, che è principe, che giocare è di tutte le età, è di sempre, è di ogni giorno della vita, perché prepara alla vita, perché fa la vita, perché accompagna la vita e le relazioni, perché aiuta nel bisogno, perché insegna a risolvere problemi, perché allenta le tensioni (intendo ben altro che le tensioni di muscoli e tendini, qui …), perché mette d’accordo, perché unisce e non separa, perché è un atto libero, vero genuino ed istintivo, perché di gioco siamo fatti, di gioco e di movimento, Con questi nasciamo, con questi lasciamo il mondo.
In ogni età dell’uomo, in ogni passaggio della vita, in ogni giornata, in ogni paese del mondo, intorno ad una tavola imbandita, perché no, intorno ad un tavolo di lavoro, il gioco sarebbe d’obbligo. Davvero così difficile coglierlo?
È che la nostra mente è deviata, la nostra mente ha perso i punti di riferimento, non coglie più (o coglie male) il bene, l’amore, l’amicizia, il benessere, la felicità …. Il bello di stare insieme e di giocare. Ce lo insegnano i bambini, gli inascoltati bambini.
Una madre ci prova. Prova a dire che il gioco ce lo ha dato la nostra natura di umani e nessuno ce lo può e ce lo deve togliere, perché quest’arte istintiva e immanente, questo dono è espressione pura di libertà, di espressione di sé e, dunque, di realizzazione di sé.
Creatività che potrebbe dare vita ad un mondo nuovo. A 10, a 15, a 20 anni, a 30, a 50, a 100 …. Che importa l’età? Che importa il decadimento fisico?
L’anima non invecchia se gioca, non rinnega se stessa ed il suo naturale modo di esprimersi. Il ludico di Huizinga e di mille altri studiosi che vi dedicarono le migliori forze e tutto il loro ingegno per illustrarlo e presentarlo al mondo. Inascoltati.
Silvia ha detto qualcosa di semplice o di molto profondo? Silvia ha letto la vita e la storia ed i rapporti tra gli uomini, così complicati e difficili se è assente il ludico che è nell’uomo.
E allora, chiaro che è difficile parlarsi, chiaro che non terminano i conflitti, chiaro che dominano le guerre e non le paci.
I bambini lasciati liberi di essere se stessi, spontaneamente si cercano e si trovano per giocare, senza un fine che non sia il puro giocare.
Fatto anche di impegni strenui e di lotte, per conquistare una vittoria che nemmeno si vede e solo esiste nel confronto e nella mente e nell’anima, per i quali impegni, per le quali lotte, i trattati di pace sono già fatti prima di cominciare i confronti, le sfide, le guerre dei bambini.
Inascoltati, anche loro.
Il gioco unito al movimento, nel gioco motorio, può diventare (dovrebbe, dovrebbe) il marcapassi delle giornate, il vero leit motiv, il motivo conduttore ed ispiratore, proprio la musica della vita.
Il Lettore esperto sa bene, non serve andare avanti. Faccio così anche io, non vado avanti e mi fermo a riflettere ancora.

