Se foste chiamati a sollevare le sorti…
Nell’asterisco n. 34, di qualche settimana fa, era presentato un problema interessante, sotto forma di un caso da risolvere: quello della necessità di risollevare le sorti di uno sport di squadra per cui un certo Paese (non per forza l’Italia, ma certamente anche l’Italia) è stato pluripremiato ai massimi livelli mondiali in passato (passato glorioso e giustamente celebrato, ma passato da molto…) e che è attualmente, invece, assai carente ed in forte crisi, dopo aver fallito a più riprese la qualificazione alla più importante e celebrata competizione al mondo, quella che viene chiamata, per il livello delle nazioni partecipanti, Campionato Mondiale (quasi ogni sport ha il suo; la sua rassegna; la sua super vetrina).
Chiedevo ai Lettori cosa avrebbero fatto, se fosse stato dato loro il potere di decidere e di fare e di sollevare le sorti, insomma di mettere in campo strategie per cambiare lo stato delle cose. Come avreste agito, cari Lettori? Cosa avreste messo in campo? Un’azione, cento azioni concrete?
Lo avrei dato (avevo scritto), questo speciale quesito (Cosa faresti tu?), come “prova di esame” ai 100 migliori esperti di allenamento italiani, per vedere come si sarebbero distribuite le risposte e trarre così un bilancio della nostra visione del problema.
Risposte brevi, avevo suggerito: date risposte brevi, intanto per far capire la strada che intendereste battere. Non perdetevi in congetture ed in speculazioni che non portano da nessuna parte. Strategie inequivocabili, non mezze misure, piuttosto misure che, una volta enunciate, facciano davvero capire da che parte state, che scelta avete fatto.
Proviamo, adesso, a rispondere, a tracciare una strada. Anzi, indichiamo due strade diverse: una va al nord e l’altra al sud, antitetiche, rivelatrici di visioni diverse. Diverse, della vita.
Una strada (per moltissimi: la strada, l’unica, non pensano e non penserebbero ad altre possibilità, non esistono per loro alternative….) è scegliere immediatamente personaggi famosi ed in auge cui affidare la guida delle squadre maggiori: la scelta delle migliori menti sul mercato (magari internazionale, mondiale) che dovranno guidare il meglio degli atleti disponibili, la rosa dei campioni (diciamo così…!).
Tempo, risorse, focalizzazione, propositi di fare e di far bene, tutto orientato verso le squadre maggiori. Quelle che avevano a più riprese fallito e che vanno, adesso, riproposte, rigenerate, riconvertite (anche allenate bene?) per provarci di nuovo. A scalare le classifiche ed i ranking.
Il problema dove starebbe, ammesso che si pensasse in termini di problemi da risolvere? Occuparsi della punta dell’iceberg, provare a reclutare il meglio: i migliori atleti, i migliori allenatori, i migliori dirigenti, enfatizzando la parte apicale del movimento, quella che appare e che si trova nei media e nei discorsi degli appassionati e dei tifosi di quello sport (uno dei possibili, non solo quello a cui state certamente pensando adesso, mentre leggete…. Non quello, no, almeno non solo quello), perciò, la punta del fenomeno richiama a sé tutto l’interesse. O quasi tutto.
Il resto sono briciole da distribuire, aspetti secondari, terziari. Questo è un tipo di visione, che potrebbe riscuotere un discreto successo. Così si punta al successo. Così si sale. “Così si lavora in maniera specifica su chi vale davvero” potrebbe osservare qualcuno o moltissimi.
Di 100, insomma, quanti risponderanno così, o qualcosa di simile, di molto vicino?
Ma la punta del fenomeno, quella che appare, non è il fenomeno, il fenomeno è per la gran parte nascosto e se non ci fosse nulla di nascosto e restasse solo la punta, questa sarebbe il tutto e non avremmo motivo di discutere e di argomentare.
Mentre, invece, immaginiamo che esista la cosiddetta base, quella di tanti giovani che si avvicinano perché attratti, perché presi dall’interesse per un gioco (quale che sia) che è solo un gioco e basta; e che consente di stare con altri coetanei e di divertirsi; e che in realtà fa molte cose in più, perché fa crescere in salute e benessere, insegna a risolvere problemi, insegna la bellezza ed il fascino del vincere ed ugualmente del perdere; perché prepara cittadini pacifici e che vogliono vivere in pace.
La base, la base di partenza, la base su cui costruire, la solida struttura su cui tutto si poggia, in una nazione.
Come la vogliamo definire? Definiamola con la parola più seria che c’è, quella davanti alla quale bisogna riflettere prima di agire, ma poi agire e bene e benissimo, pena il disfacimento di una Nazione e del suo popolo.
La parola è: i bambini.
La strategia si chiama: Partiamo dai bambini.
La lettura che se ne deve fare è: Tutto il resto non conta.
Alcuni, magari molti, di qui bambini vorranno praticare impegnandosi uno sport, quello sport. E questi giovani saranno formati veramente allo sport, verranno da vivai consapevoli e benemeriti, verranno da modalità educative veramente valide (sappiamo quali sono; sapete quali sono?), saranno stati seguiti ed allevati e curati da esperti con titoli idonei e formazione vasta e profonda, anzi prima profonda, poi – e proprio perché profonda – anche vasta, che si allarga a mille aspetti della vita, l’uno richiamante altri: deve abbracciare l’uomo e dell’uomo i molteplici aspetti che lo/la caratterizzano.
Ecco, quanti penserebbero così, se fossero chiamati? Quanti direbbero che il 95% del problema si risolverebbe (fuor di ogni dubbio!) in 20 anni (risolvendo anche mille altri problemi del Paese, poiché darebbe una grande mano a capire i giovani, i loro problemi, indirizzandoli verso un futuro meno incerto: qui lo sport non c’entra, ma lo sport può dare una mano a risolvere…) ed il 5% si risolve (quello della punta dell’iceberg, intendo; cioè quello che non si risolve affatto….) in 5 minuti, senza alcuna garanzia di cambiare lo stato delle cose?
Ma non affaticate oltremodo le vostre menti.
Non sarete chiamati a cambiare le cose.
In genere, siamo quelli del 5%.

