Vado a Modena di sabato

Asterisco n. 41 di Pasquale Bellotti

C'è una città, in Emilia, che ha avuto la buona idea di far coincidere la sregolatezza gastronomica con il rigore scientifico. Si chiama Modena e sabato 12 settembre p.v. ospiterà un uditorio – sono quasi certo che sia così, conoscendo quel territorio e le sue tradizioni culturali e sportive – assai articolato e di alto livello composto di tecnici di vari sport e di esperti del movimento, per un workshop dal titolo MultiSport4Life - Educare per lo sport, negli sport, attraverso il multisport, organizzato dal Comitato Territoriale FIPAV insieme a UNIMORE, l'Università di Modena e Reggio Emilia, che lì gioca in casa da sempre, quando si tratta di tenere insieme scienza e pratica.

Il tema – il senso del multisport e la strategia del movimento che si trasforma e si orìenta, senza sacrificare per strada la gioia di muoversi, appunto The Joy of Moving, è più modenese di quanto possa apparire ad un esame sommario, da prima vista.

Perché Modena, in fondo, è una città che ha fatto proprio questo con tutto ciò che ha toccato: partire dalla generalità e arrivare alla specificità, senza mai perdere per strada il piacere della cosa.

Prendete Enzo Ferrari: ha cominciato smontando motori come un ragazzo curioso di qualunque motore e ha finito per specializzarsi in un solo, particolarissimo modo di far correre le auto. È, con qualche licenza, lo stesso transfer di apprendimento di cui si parlerà nel Seminario/workshop: prima la base ampia, poi il gesto tecnico, negli anni sempre più orientato e specializzato.

La scienziata del movimento Caterina Pesce, che terrà le Relazioni principali, lo definì allora e lo chiama ancora "Joy of Moving"; a Maranello lo chiamavano semplicemente lavoro meccanico, ma il principio – allargare per poi affinare – si può dire che sia lo stesso.

A moderare la giornata ci saranno due figure che, da sole, raccontano bene lo spirito dell'evento: Andrea Lucchetta, che di specializzazione sportiva se ne intende avendola praticata da campione - schiacciate olimpiche prima, microfono televisivo poi, ma anche tanta inventiva per creare basi per crescere nel movimento, altro bel caso di transfer riuscito - e Luigi Trotta, tecnico di più specialità sportive e infaticabile organizzatore di eventi sportivi a Modena e dintorni, di quelli che un workshop lo fanno e ideare e far funzionare e rendere fruttuoso ed efficace sempre.

Ad affiancare Caterina Pesce nei laboratori pratici arrivano poi da Alba, culla del metodo, i trainer di Joy of Moving Edoardo Fogli, Diego Latora e Simone Viberti: gente abituata a far muovere e far giocare i corpi prima ancora di spiegare perché, il che non vi è dubbio che sia una forma assai produttiva di insegnamento.

E se cerchiamo un antenato illustre a questa idea che il corpo e la mente crescano insieme, non dobbiamo andare molto lontano: nel Seicento, sulla cattedra dell'Ateneo modenese, sedette ed insegnò Marcello Malpighi, che con il microscopio scoprì i capillari e completò, di fatto, il disegno della circolazione del sangue immaginato da Harvey.

Un altro predecessore, per obbligo di mestiere più che per gioco, fu Bernardino Ramazzini, il padre della medicina del lavoro: il primo a chiedere seriamente al corpo umano come si comporta quando lo si sottopone a movimenti ripetuti - questione che, immagino, tornerà utile anche a chi il 12 settembre parlerà di carichi di allenamento e di "allenamento c.d. Clopen". Caterina spiegherà.

Poi, certo, c'è la Modena che conoscono tutti: quella di Luciano Pavarotti, che da qui portò il do di petto in giro per il mondo dopo essere partito, non a caso, da un allenamento generico della voce prima che dalla specializzazione operistica; quella di Francesco Guccini, cantore un po' burbero - ma quanto acuto! - di questa pianura.

Città che non ha mai avuto problemi a essere insieme rigorosa e sopra le righe.

Dirò qualcosa anche io, introducendo i temi di Caterina, sia al mattino, sia nel pomeriggio. Quasi certamente una delle ultime apparizioni che mi concedo. Troppo pieno d’anni. È tempo di lasciare il podio ed il leggìo.

A Modena, ripercorrerò le strade su cui in diversi camminammo, per chiarire come si è giunti dall’ieri all’oggi, le ipotesi ed i principi che quei passi ispirarono, i desideri di capire meglio l’uomo, i suoi bisogni, le modalità della sua realizzazione nel movimento, nel gioco, nella vita intera.

Grosso modo: le parole, dette e lette, che – ben comprese – ci cambiarono la visione delle cose e potrebbero ancora cambiarla oggi.

Pubblicherò questi interventi e, se vi andrà, se vi va, di cuore ve li dedicherò …

A Modena, vado con l’Editore perugino Roberto Calzetti.

Sugli Editori sarebbero da scrivere trattati. Bellissimo, in proposito, il libro di Roberto Calasso, L’impronta dell’editore, un Adelphi del 2013.

Dovreste leggerlo, procurarvelo e leggerlo.

Cosa fanno gli Editori (che eccellono) per i libri (che eccellono).


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