Vado a Modena di sabato
C'è una città, in Emilia, che ha avuto la buona idea di far coincidere la sregolatezza gastronomica con il rigore scientifico. Si chiama Modena e sabato 12 settembre p.v. ospiterà un uditorio – sono quasi certo che sia così, conoscendo quel territorio e le sue tradizioni culturali e sportive – assai articolato e di alto livello composto di tecnici di vari sport e di esperti del movimento, per un workshop dal titolo MultiSport4Life - Educare per lo sport, negli sport, attraverso il multisport, organizzato dal Comitato Territoriale FIPAV insieme a UNIMORE, l'Università di Modena e Reggio Emilia, che lì gioca in casa da sempre, quando si tratta di tenere insieme scienza e pratica.
Il tema – il senso del multisport e la strategia del movimento che si trasforma e si orìenta, senza sacrificare per strada la gioia di muoversi, appunto The Joy of Moving, è più modenese di quanto possa apparire ad un esame sommario, da prima vista.
Perché Modena, in fondo, è una città che ha fatto proprio questo con tutto ciò che ha toccato: partire dalla generalità e arrivare alla specificità, senza mai perdere per strada il piacere della cosa.
Prendete Enzo Ferrari: ha cominciato smontando motori come un ragazzo curioso di qualunque motore e ha finito per specializzarsi in un solo, particolarissimo modo di far correre le auto. È, con qualche licenza, lo stesso transfer di apprendimento di cui si parlerà nel Seminario/workshop: prima la base ampia, poi il gesto tecnico, negli anni sempre più orientato e specializzato.
La scienziata del movimento Caterina Pesce, che terrà le Relazioni principali, lo definì allora e lo chiama ancora "Joy of Moving"; a Maranello lo chiamavano semplicemente lavoro meccanico, ma il principio – allargare per poi affinare – si può dire che sia lo stesso.
A moderare la giornata ci saranno due figure che, da sole, raccontano bene lo spirito dell'evento: Andrea Lucchetta, che di specializzazione sportiva se ne intende avendola praticata da campione - schiacciate olimpiche prima, microfono televisivo poi, ma anche tanta inventiva per creare basi per crescere nel movimento, altro bel caso di transfer riuscito - e Luigi Trotta, tecnico di più specialità sportive e infaticabile organizzatore di eventi sportivi a Modena e dintorni, di quelli che un workshop lo fanno e ideare e far funzionare e rendere fruttuoso ed efficace sempre.
Ad affiancare Caterina Pesce nei laboratori pratici arrivano poi da Alba, culla del metodo, i trainer di Joy of Moving Edoardo Fogli, Diego Latora e Simone Viberti: gente abituata a far muovere e far giocare i corpi prima ancora di spiegare perché, il che non vi è dubbio che sia una forma assai produttiva di insegnamento.
E se cerchiamo un antenato illustre a questa idea che il corpo e la mente crescano insieme, non dobbiamo andare molto lontano: nel Seicento, sulla cattedra dell'Ateneo modenese, sedette ed insegnò Marcello Malpighi, che con il microscopio scoprì i capillari e completò, di fatto, il disegno della circolazione del sangue immaginato da Harvey.
Un altro predecessore, per obbligo di mestiere più che per gioco, fu Bernardino Ramazzini, il padre della medicina del lavoro: il primo a chiedere seriamente al corpo umano come si comporta quando lo si sottopone a movimenti ripetuti - questione che, immagino, tornerà utile anche a chi il 12 settembre parlerà di carichi di allenamento e di "allenamento c.d. Clopen". Caterina spiegherà.
Poi, certo, c'è la Modena che conoscono tutti: quella di Luciano Pavarotti, che da qui portò il do di petto in giro per il mondo dopo essere partito, non a caso, da un allenamento generico della voce prima che dalla specializzazione operistica; quella di Francesco Guccini, cantore un po' burbero - ma quanto acuto! - di questa pianura.
Città che non ha mai avuto problemi a essere insieme rigorosa e sopra le righe.
Dirò qualcosa anche io, introducendo i temi di Caterina, sia al mattino, sia nel pomeriggio. Quasi certamente una delle ultime apparizioni che mi concedo. Troppo pieno d’anni. È tempo di lasciare il podio ed il leggìo.
A Modena, ripercorrerò le strade su cui in diversi camminammo, per chiarire come si è giunti dall’ieri all’oggi, le ipotesi ed i principi che quei passi ispirarono, i desideri di capire meglio l’uomo, i suoi bisogni, le modalità della sua realizzazione nel movimento, nel gioco, nella vita intera.
Grosso modo: le parole, dette e lette, che – ben comprese – ci cambiarono la visione delle cose e potrebbero ancora cambiarla oggi.
Pubblicherò questi interventi e, se vi andrà, se vi va, di cuore ve li dedicherò …
A Modena, vado con l’Editore perugino Roberto Calzetti.
Sugli Editori sarebbero da scrivere trattati. Bellissimo, in proposito, il libro di Roberto Calasso, L’impronta dell’editore, un Adelphi del 2013.
Dovreste leggerlo, procurarvelo e leggerlo.
Cosa fanno gli Editori (che eccellono) per i libri (che eccellono).

