Le fonti

Asterisco n. 29 di Pasquale Bellotti

Di fonti, come il Lettore sa o arguisce, discutono abitualmente i filosofi, quando spiegano cosa è la realtà e quali sono le origini, le prime, primigenie, dietro le quali nulla vi può essere, del Cosmo; o quando si chiedono da dove derivi la conoscenza, da dove la verità o le verità. E ci sono ovviamente anche le fonti della morale, quelle che ci fanno stabilire cosa è bene e cosa è male e, pertanto, propendere da che parte stare, quasi sempre essendo la scelta: stare dalla parte dell’uomo e dell’altro, nostro vicino e prossimo, oppure no, che significa leggere ed interpretare la vita come cura di sé e basta, operando solo per il proprio tornaconto ed il personale utile.

Interessante assai la riflessione sulle fonti, anche nel nostro mondo del movimento e dello sport, per le quali assai spesso cerchiamo l’inizio di un pensiero o di una riflessione che ci interrogano e ci impegnano: chi pensò per primo, chi fu l’ispiratore e chi poi il seguace o i seguaci che approfondirono e diffusero, facendo altri proseliti? 

Le fonti sono, pertanto, una chiave della conoscenza e dei comportamenti. Le fonti sono quelle alle quali ti abbeveri per toglierti la sete. Ed anche ai Maestri ti abbeveri (e ti sei abbeverato) per allontanare l’ignoranza e conoscere qualcosa di più ed ovviamente per capire il senso e la direzione verso cui tendono le tue azioni e per trarne ispirazione e coraggio a proseguire. Le fonti sono importanti: se guaste, se rovinate, se infette, se avvelenate, comunque se non certe, nessuno si abbevera più a nulla di vero e anzi ne conseguono danni e mali, anche estremi.

Siamo sempre in cerca di fonti sul movimento e sullo sport. Io da sempre ne sento il bisogno e mi prodigo. Naturalmente sto parlando di fonti autorevoli, quelle che forniscono le basi del nostro sapere e sono le più pure perché le prime e più elementari e perciò quelle autentiche. Non è lo è più (cioè non è più autentica) una fonte di terza o quarta mano, per l’inevitabile corruzione nel passaggio (in senso buono, non malevolo) del tempo e della mano che passa ad un’altra mano che passa ad un’altra mano ancora. Ci sono diversi rischi, due fondamentali:

  • che la fonte iniziale sia non veritiera (dica cose false o imperfette o non riporti comunque la realtà che osserva: ignorante era il primo, magari in buona fede, ma molti somari lo seguirono) e che si perpetui l’errore, se non si è capaci di coglierlo e di correggerlo;
  • o che ci si innamori a tal punto del contenuto della fonte che si dimentica chi la creò e si trasformi in farina del proprio sacco ciò che è di proprietà altrui. Vista tante volte e viste pubblicate opere copiate da altre che avevano copiato da altre.

In un campo del tutto estraneo, lontanissimo dal movimento e dallo sport, sto attualmente cercando fonti, che non posso riferire qui, e che mi portano ad esplorare un mondo di oltre cento anni fa e dunque i pensatori e  gli scrittori dell’epoca e fonti incerte e fonti scritte che certamente esistettero ed ora non ci sono quasi più o si trovano con molta difficoltà o sono irraggiungibili e dunque occorre ricorrere ad altro. Diversi aspetti problematici, alla ricerca di una supposta verità.

Ma, ecco che la fortuna mi ha fatto imbattere in una fonte che si pensava scomparsa, pressoché irraggiungibile. Trovatala, potevo confrontarla con le successive, di chi certo aveva conosciuto la fonte adesso non più disponibile fino al mio ritrovamento odierno.

Sorpresa delle sorprese: tutti i successivi contributi alla verità, diciamo così, erano stati quasi integralmente copiati dal primo, eccellente e veritiero – quello sì! –  perché coevo rispetto ai fatti descritti.

Chi venne dopo, insomma, se ne assunse la paternità, un primo, un secondo, un terzo, attingendo qua e là dal primo, come detto pressoché introvabile. Sempre del primo si perse o si disperse l’opera, poco dopo la sua pubblicazione e la scomparsa dell’autore.

Io ho trovato l’opera (non dirò quale, non rivelerò l’autore, né dirò come) ed ho verificato il furto delle idee e del racconto ed ho così potuto ricordare quante volte l’ho notato nei nostri sedicenti scrittori del presente, spesso anche nel passaggio di un lavoro straniero alla nostra lingua, dove cambiando l’idioma è spesso cambiato anche l’indicazione dell’autore!


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