Glenn Gould e il pianoforte

Asterisco n. 43 di Pasquale Bellotti

Mi interessa capire come si arriva ad essere grandi, nello sport e nella musica, e da moltissimi anni vado in cerca di volumi e, in genere, di nozioni e di informazioni (libri, articoli, saggi, sagge frequentazioni di studiosi di valore).

Si comincia presto, ci si forma adeguatamente e progressivamente ci si specializza. I maestri certo contano, il talento con cui – così si dice – si nasce è anche determinante.

Glenn Gould (Toronto 1932 – Toronto 1982) riscuote il mio più grande interesse; interprete sublime di JS Bach, di L van Beethoven, di diversi altri grandissimi Autori.

Celeberrime le incisioni delle Variazioni Goldberg di Bach, che interpreta e poi mirabilmente reinterpreta a distanza di 30 anni (diventate famose come le Variazioni Gould-berg!).

Comincia giovanissimo a suonare il piano, in maniera prodigiosa. Prima insegnante la mamma, Flora Emma Greig che lo aveva partorito a circa 41 anni, il 25 settembre 1932.

“Flora sperava (traggo da Michael Clarkson, Glenn Gould – un genio innamorato, Postmedia Srl, 2013 Milano 2013, pag. 15) che Glenn un giorno diventasse un concertista di pianoforte, dato che il suo stesso sogno di diventare una concertista di pianoforte non si era avverato.

Infatti, la sua teoria era che l’ambiente della madre potesse influire sul cervello di un bambino che non era ancora nato.

Prima che Glenn nascesse, riempì di musica i suoi giorni e le sue notti, suonando il piano e l’organo, cantando e ascoltando il fonografo e la radio.

Oggi, alcuni scienziati (chi? Quando? Con che dati? Mi sono chiesto a questo punto) sono convinti che effettivamente questa tecnica funzioni.”

Ma non è così.

Non ci sono affatto evidenze che l'esposizione prenatale a stimoli specifici (musica, movimento, per es.) produca musicisti o atleti d'eccellenza. Vediamo perché, punto per punto.

Il mito del “Mozart Effect”

Il mito, se così si può chiamare, nasce da uno studio del 1993 (Rauscher FH, Shaw GL & Ky KN (1993). "Music and spatial task performance." Nature, 365, 611. Si tratta dello studio originale che prevedeva 36 studenti universitari, non feti!, con effetto temporaneo di 10-15 minuti dopo aver ascoltato Mozart; ma poi anche Rauscher FH, Shaw GL & Ky KN (1995), "Listening to Mozart enhances spatial-temporal reasoning: towards a neurophysiological basis." Neuroscience Letters, 185(1), 44-47.)

Da lì è nata un'industria fiorentissima (CD "Baby Mozart", ecc.) basata su un'estrapolazione mai dimostrata (appunto il c.d. Mozart Effect).

Studi successivi e severe meta-analisi (cfr. Chabris 1999, Steele et al.) hanno fallito il tentativo di replicare anche l'effetto originale in modo robusto e convincente e nessuno studio serio ha mai dimostrato un legame causale tra ascolto di musica in utero e talento musicale futuro.

Che cosa percepisce il feto?

Il feto inizia a percepire suoni intorno alla 25-27esima settimana, ma li sente filtrati e attutiti dal liquido amniotico e dai tessuti materni, soprattutto le frequenze basse e il ritmo, non la melodia o l'armonia fine.

Ci sono, poi, evidenze (cfr. Kisilevsky, DeCasper) che i neonati riconoscono dopo la nascita suoni e voci e anche melodie a cui sono stati esposti ripetutamente in utero (es. preferenza per la voce materna, o per una storia letta ripetutamente).

Questo è però memoria, è solo familiarità precoce, non certamente sviluppo di talento.

E nello sport?

Non esiste, ahinoi!, alcuna prova che movimenti materni, esercizi specifici o "allenamenti" prenatali (della madre) producano futuri atleti.

Lo sviluppo motorio fetale (calci, movimenti) è guidato da programmi genetici e maturazione neurologica, non “allenabile” e non influenzabile dall'esterno in senso atletico.

Dunque, cosa determina davvero l'eccellenza in musica o nella pratica sportiva?

Possiamo tentare:

  • la Genetica (predisposizioni fisiche, capacità uditive/motorie, tratti di personalità come perseveranza);
  • l’Ambiente postnatale: esposizione precoce (dopo la nascita, non prima), qualità dell'insegnamento, quantità di pratica mirata negli anni;
  • i Fattori socio-familiari: supporto, risorse ed opportunità;
  • i tempi dello sviluppo: i periodi sensibili, che certamente esistono, ma sono postnatali (per es. la plasticità uditiva/musicale è massima nei primi anni di vita, ma non certamente in utero).

Cosa può fare concretamente chi aspetta un figlio?

Nulla per “creare un genio! Può fare molto, invece, per una gravidanza, un’attesa più serena, sana ed equilibrata:

  • Alimentazione accurata, con i nutrienti che servono, senza fumo/alcol/sostanze di abuso;
  • Gestione dello stress materno (lo stress cronico materno ha evidenze di impatto negativo sullo sviluppo neurologico fetale: questo è un dato reale!);
  • Controlli prenatali regolari.

Il vero terreno fertile per l'eccellenza si gioca dopo la nascita, nell'infanzia e nell’adolescenza, attraverso esposizione agli stimoli, pratica via via incrementata ed ambiente favorevole.

I famosi primi 1000 giorni. Ed anche gli altrettanto famosi primi 1000 giorni e secondi 1000 giorni.

Chiaramente, i primi anni della vita.


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