Della lettura, per cogliere il mondo e la vita

Asterisco n. 42 di Pasquale Bellotti

Ho messo insieme, uno sull’altro, ogni volta aggiustando, per evitare che i formati diversi e la mole stessa facessero crollare l’edificio, i circa 20-25 libri che vorrei leggere contemporaneamente, subito, tutti insieme. Certo, follie; però che bella tensione, che scoperta, che ansia, che gioia di scoprire che lo avevi, lo possedevi, anche quello, e te ne eri magari proprio dimenticato. E che sono tanti, com’è tanta la voglia di entrarvi dentro.

Me la guardo, minimamente in bilico, la pila di libri che ho costruito e guardo anche la biblioteca da cui li ho tratti, più o meno tutti, e che contiene – immagino, no? – molti altri sogni e propositi di lettura e di indagine sulla mente, sugli atti, sulle storie – belle e brutte – di uomini e di donne.

C’è Maria Montessori, nella montagnola, e c’è Cassola (evviva, anche una rima!), c’è la Filosofia di Eco, c’è Cicerone del De Senectute (che mi riguarda) e del De Amicitia (mi riguarda pure, avendone regalato copie ad amici di infanzia, dell’età giovanile e degli studi liceali; e avendone comprata una anche per me, autografata anche questa come le altre due, con le nostre firme …).

E ci sono due volumi (inediti, in parte dattiloscritti ed in parte manoscritti) di Bruno Zauli, che voglio esaminare meglio e che immagino nessuno conosca e siano perciò di valore inestimabile, per capire lo sport di ieri, per capire quell’uomo lungimirante e anticipatore, ecc. ecc; non so se anche per il significato venale dei due unicum!).

Comincerò, credo, da Giuseppe Bonaviri e dalla sua prima opera letteraria, Il Sarto della Stradalunga, Einaudi 1972 la mia copia, arrivata proprio oggi per posta, dando l’avvio alla pila e alla scalata.

Non è la prima volta, chiaro. Ma adesso, più spesso mi viene da pensare al tempo perso, al tempo perduto di cui vado in cerca (come Proust, senza trovarlo, ahimè!): perché non li lessi prima?

Perché feci altre scelte di letture (magari deludenti, ahi quante!, specie leggere la produzione tutt’altro che geniale e da riconvertire, spesso riscrivendola, in materiale pubblicabile, di numerosi somari sedicenti professori e realmente insegnanti di frotte di giovani destinati, come i loro maestri (m piccola) a non sapere nulla e a non porsi domande di alcun genere e a non farsi venire dubbi nella vita).

Non la prima volta, che mi capita. E mi capita di pensare che meglio avrei fatto ad apprendere le cose della vita dai libri (perché dei grandi ve la depositarono, la vita), piuttosto che dalla … lettura degli eventi, in cui via via mi imbattevo e che mi trattenevano dal fare altro: volevo sempre capire, volevo sempre cogliere il significato, volevo ricavarne insegnamenti, ma quasi regolarmente venivo deluso.

Da quello stravolgimento del vero, da quella realtà addomesticata, magari da quel tradimento di un amico (ritenuto amico…), da quel tipico ripetuto voltafaccia del sistema, dal male fatto ad un innocente, da guerre senza capo (e senza veri capi!) e purtroppo senza coda, nulla avrei imparato e nulla ho imparato.

La realtà, da sempre, è stata così; non cambiano gli uomini; non vira la storia e va altrove. Mi dico: meglio leggerla, meglio coglierla in un libro, con l’aiuto del saggio che lo scrisse.

Era saggio pure Boris Vian? Ricordate l’autore de Le diserteur, bellissima canzone antimilitarista di tanti anni fa? Andate a risentirla, eccezionale ed antesignana.

Vian aveva scritto nel 1946 (ne ho diversi, di suoi volumi) un romanzo che fece scalpore e che ho letto in francese (seguendo i consigli del mio Maestro, che mi suggeriva che le lingue si apprendono meglio così, leggendole direttamente ….), con un titolo forte: J’irai cracher sur vos tombes, Sputerò sulle vostre tombe, e contenuto più forte ancora, violento, crudo, massimamente crudo.

Quel libro mi ha insegnato cosa non è e cosa non dovrebbe mai essere la vita. Maniera di avvicinarsi alla realtà e di ricavarne solidi spunti per affrontare, approcciare l’esistenza, propria e degli altri, degli ultimi in specie.

Vian non è parte dei miei propositi di lettura di adesso. Penso di dover scegliere (ribadisco, Giuseppe Bonaviri, medico siciliano, 1924-2009, mancò il Nobel per la letteratura per un voto, così ho letto).

Comincio, poi si vedrà come proseguire con le letture. Urgono molti altri volumi e molti autori bussano alla porta: noi ci siamo, noi c’eravamo; tu dov’eri, dove sei stato? A che fare?

Tante cose urgono, da cominciare e da finire. Tener fede ad ultimi e penultimi impegni.

Ma leggere è essenziale. È come immergersi nella vita, non altro: lo comprendo adesso meglio e lo percepisco sempre più.


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