Asterisco che dà risposte, ma pone anche altre domande, chiedendo lumi….
Già, partire per allenare: come si fa, quando si parte? Questo ci chiedevamo in passati Asterischi. La risposta è che quando si comincia è meglio non cominciare, non avviare nulla del processo, finche non si è certi di poterlo fare! Non solo certi (o fiduciosi) di esserne capaci (così diceva un mio giovane amico, Silvio, che ha provato a rispondere), ma di avere strumenti concreti in mano per stendere un piano, un’idea di piano di lavoro.
Rispondo così a Silvio Sbardella che si è cimentato per ben due volte nell’algoritmo dell’allenatore (lo avevamo chiamato così, ricordate?), certo insieme ad altri Lettori che pure hanno potuto fare, così, una riflessione, fermandosi a pensare. Perché, per le cose importanti, prima di partire, anche se c’è fretta, è sempre bene indugiare e non mettersi subito in cammino: cosa mi manca, per fare la strada? Non so nulla di quel cammino, non saprei dove andare.
Quel cammino (speciale di chi si allena) è nato tempo addietro ed ha avuto come avvio le tappe iniziali della vita (in realtà, non è nemmeno precisa questa modalità di espressione; credo che ne dovrò parlare prima o poi!). Me ne devo accertare, in qualche modo. Interrogando, mettendo insieme i tasselli che avrò trovato, ricostruendo una storia, in specie (dirò per semplificare) la storia motoria di quella speciale persona di cui ho scelto di occuparmi, magari per lungo tempo, per numerosi anni.
Per far bene il futuro, devo possedere il passato.
Il più possibile del passato. Del passato motorio, soprattutto: avviamento al movimento, gusto di praticarlo, presenza come stile di vita in famiglia; e poi il cosa e poi il come e poi il quanto e poi anche il quando. Non vi pare? Non si perde tempo prezioso, si guadagna invece una conoscenza che fa procedere più spediti e più sicuri.
Ed è appunto questo che, approssimandosi di tanto a quella che ritengo una risposta corretta, ha suggerito il giovane Silvio (evviva tutti i giovani curiosi e determinati e forse “testardi” come Silvio; giovani che vogliono cimentarsi e stare al gioco! Spero davvero che ce ne siano tanti e che tanti ne crescano e vengano a fare il nuovo, a eliminare il tanto di vecchio e di stantio che abbiamo davanti ai nostri occhi, oggi!).
“L’allenatore che parte, scrive Silvio, se è bravo, secondo me, deve conoscere in primis la persona che ha davanti, ovvero quella di cui dovrà prendersi cura nel tempo”. Ed è chiaro quindi che, per sapere chi si ha davanti, bisogna conoscere non solo lo stato attuale delle cose, ma anche la storia, cioè la storia dell’individuo che si ha di fronte. “Secondo me, dice l’arguto giovane, parole come “passato”, “andare indietro”, “nel tempo” [utilizzate negli scorsi asterischi] sono parole chiave per avanzare nell’enigma ….”.
Insomma, come si risolve questo “enigma”? L’allenatore, che deve partire per impostare il suo piano di lavoro, fa la cosa più giusta - e diventa quello il suo modo eccellente di “partire” - se XXX XXXXX XXXXXXX. Cioè:
SE NON PARTE AFFATTO!Non ridete, non sorridete, perché non è da ridere né da sorridere. Significa cogliere il valore assai grande dell’impresa, significa aver preparato e fatto veri e utili bagagli, significa aver preso tutto quello che serve per il viaggio e non dover tornare indietro a riprendere quello che si è dimenticato (il rischio è di non trovarlo e di non sapere nemmeno dove cercare). Scuola di vita è l’allenamento, Maestro deve esserne chi la conduce, la guida, vi insegna. Sapere cosa insegnare a qualcuno che però si conosce davvero, conoscendone la storia.
Bravo, ancora una volta, Silvio. Metto da parte un premio per te, se ti rivedo, se ti incontro ancora e possiamo metterci un poco a parlare.
Ma c’è un secondo quesito, ricordate? Qualcuno lo ha decifrato? Si trattava di una doppia proposta? Cosa interpreta meglio il fenomeno allenamento, l’alternanza allenamento / riposo (e dunque allenamento / riposo – allenamento / riposo – allenamento / riposo, ecc. ecc, nel tempo) oppure la sequenza allenamento / allenamento / allenamento / ecc. ecc. nel tempo)? Semplice e difficile, dipende dal punto di vista dal quale ci si mette e dalla maggiore o minore comprensione e percezione che si ha di cosa sia realmente il training, l’allenamento, nella vita.
Che mi dite, lettori fedeli e appassionati?
In merito alle passioni, ho anche un altro quesito che appunto mi appassiona e di cui vi metto a parte qui. E lo pongo direttamente a Voi.
Se foste chiamati a risollevare le sorti di uno sport per cui il Paese è stato giustamente famoso in passato ed è attualmente, invece, in grandi difficoltà, per aver fallito ripetutamente l’obiettivo di potersi misurare in un torneo internazionale con le Nazioni più forti al mondo, nei Campionati che appunto vengono definiti come Mondiali, voi che fareste?
Chiamati a ragionare e a risolvere, come agireste? Pensate a una, due, tre, grandi azioni da mettere in campo? Pensate ad una strategia che parte da un qualcosa? Insomma per vincere i mondiali, voi che siete esperti del movimento e dello sport, voi che fareste? Con il potere di fare nelle mani, come utilizzereste quel potere?
Lo darei come “compito in classe” ai 100 migliori esperti di allenamento italiani, per poter consegnare alla fine un premio speciale ai vincitori. Perché 100, vi chiederete. Beh, per fare un po’ di statistiche dopo, alla correzione (meglio all’esame?) delle risposte.
Un aiuto? Risposte brevi: non serve molto per preparare la vittoria nei Mondiali. Quel “non molto” chiaro che è “tantissimo”! Immensamente grande se lo sai e lo fai e lo imponi al mondo che ti circonda. Ti danno, se ci riesci, il Nobel della semplicità e del buonsenso.

