10 anni fa ci lasciava Carlo Vittori

Asterisco n. 9 di Pasquale Bellotti

10 anni fa ci lasciava Carlo Vittori

Oggi, mentre scrivo l’Asterisco che avete sottomano e sotto gli occhi, è il 26 dicembre dell’anno 2025. Esattamente 10 anni fa, il 26 dicembre del 2015, lasciava la terra – su cui aveva a lunghissimo allenato! – Carlo Vittori.

Carlo Vittori fu un grande allenatore, vero “ricapitolatore” del passato ed iniziatore di una nuova maniera di intendere l’allenamento. Quella per cui chi allena non è dissimile dal ricercatore che formula un’ipotesi (un piano di sviluppo annuale, per es.) su un fenomeno (un giovane atleta, per es.), sperimenta l’ipotesi (l’allenamento in concreto) e trova la maniera di formulare, se non leggi (impossibile, racconterò perché in un prossimo asterisco), almeno tendenze che verosimilmente si riproporranno, si ripresenteranno, seguendo alcuni particolari comportamenti.

Carlo Vittori, che fu Maestro negli anni per il sottoscritto (e certo per moltissimi altri) e poi confidente negli ultimi suoi anni di vita, avviò una vera e propria scuola di pensiero sull’allenamento sportivo, abortita per la stupidità e per l’invidia ed in genere per la miopia di molti dirigenti (si fa per dire) dell’epoca!

Mi chiese di avviare alle stampe un libro che raccoglieva il suo pensiero (Carlo Vittori, Nervi e cuore saldi, Libro-Intervista, Calzetti Mariucci Editori, Perugia 2014); ma con l’Editore – saggio, ah quanto saggio!) facemmo di più e raccogliemmo dalla sua viva voce la visione dello sport e dell’allenamento dell’epoca. Registrammo alcune ore della sua testimonianza, che fu acclusa – in parte – al volume. Una parte restò negli archivi dell’Editore e non è stata mai edita. Bella, anche questa parte non nota.

 Come non sono edite altre sue memorie consegnate alla carta e lasciate in eredità all’Editrice. Interessanti, molto. Un giorno, chissà…!

Del libro che voleva pubblicare, Vittori mi chiese di organizzargli il materiale, cosa che feci: veniva fuori un testo pieno denso di concetti, di esperienze narrate, di stimoli per il futuro. E mi chiese anche di scrivere la Prefazione, cosa a cui mi apprestai contento di poter consegnare alla storia una immagine sincera, reale della sua vita professionale. Feci anche di più: scrissi anche la quarta di copertina (che spesso rileggo) di cui egli fu davvero molto contento, senza tuttavia conoscerne l’Autore. Forse intuì, era persona che intuiva. Ci telefonammo spesso, fino alla fine, sempre condividendo non positive visioni sul sistema (anche quello sportivo, internazionale e locale) e sugli uomini che avrebbero, quel sistema, dovuto fare evolvere. Invece, implodeva.


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