Asterisco n° 15
Negli asterischi 6, 7 e 8, abbiamo iniziato a riflettere (io ho continuato, lo avete fatto anche voi?) sulla vera natura e sul significato da attribuire a quel fenomeno che chiamiamo allenamento sportivo, di cui quasi tutti credono di sapere quasi tutto, ma di cui pochissimi (so per certo) sanno qualcosa. Se sapessimo davvero cosa è l’allenamento, dico tra me e me assai spesso (certo, velleitariamente ed assai ingenuamente!), se gli uomini conoscessero davvero il profondo valore del prendersi cura di altri uomini, impegnandosi (destinandovi tempo, capacità e risorse) per trarre da quelli il meglio che hanno dentro delle capacità motorie e non solo, in vista di un obiettivo perituro in fondo, così come si fa anche quando si allena per davvero, non conosceremmo né le guerre né l’inimicizia, ma una pace operosa e la collaborazione tra i popoli e tra le singole persone.
C’è un po’ dell’olimpismo? Ma c’è sempre l’olimpismo, in questo mondo? Nessuna tregua viene realizzata mai. Se non a parole. L’Olimpismo del Barone de Coubertin è cosa seria, quel giocare la vita in maniera pulita non è fenomeno da baraccone, l’essenza del venire al mondo e di starci, nel mondo. Quel poco che dell’olimpismo ho assunto io, lo devo sostanzialmente alla conoscenza di cui mi fecero dono tre personaggi, di cui presto credo parlerò, dirò qualcosa di ciò che furono e che rappresentarono per me.
L’allenamento sportivo, fenomeno davvero caratterizzante lo sport! Non ci sarebbe sport senza questo speciale vissuto, sempre presente: giorno per giorno, momento per momento, nella preparazione, nella gara, nella fatica, nel riposo auspicato, nel riposo forzato e non voluto, nelle riprese e nelle convalescenze, nelle attese e nelle attuazioni. Fenomeno che riguarda persone. E che riguarda ciascuno dei protagonisti: atleta, allenatore, altri addetti ai lavori, in maniera del tutto peculiare, personale, individualizzato. Storie a sé stanti. Ognuna unica.
Come inizia l’allenamento? Che scintilla scocca in una persona, in un giovane, una giovane? Come Gregory Bateson stigmatizzava per il gioco, così è per l’allenamento. Non si può dire ad un soggetto: da oggi tu ti alleni, devi allenarti. Dovrai competere. No, l’allenamento, l’avviamento alla pratica di uno sport è una scelta libera, del tutto originale e particolare della persona. Avviene, può avvenire, per mille diversi motivi, per mille storie, venendo ciascuno da una sua storia, che non troveremmo in nessun altro. E non troveremmo simile in due diversi soggetti. E che si dipana imprevedibilmente per ogni praticante. A volte, la conferma di ciò che si prevedeva; altre volte la sorpresa di un divenire inaspettato; altre ancora la delusione per speranze mal riposte; a volte, l’attesa invano negli anni del risultato; anche a volte l’impensato raccolto. Storie costruite giorno per giorno e vissute all’interno di una vita che coinvolge quasi sempre molte altre vite.
E quando inizia l’allenamento. C’è un momento di cui si possa dire che è quello iniziale? E come capita? E provenendo da cosa? E chi dà il via? Chi dice: oggi si comincia? Oggi non è come ieri? Ed è vero che il primo giorno non è davvero il primo e che lo è di più il secondo? È vero e lo racconto prossimamente e dico perchè.
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18/12/2025 | News / Pillole
Dati, salute e sostenibilità dell’allenamento

