La guida che mancò

Asterisco n. 49 di Pasquale Bellotti

Un rovello nella mente in questi giorni. A cosa, a chi attribuire il mondo problematico di oggi, dappertutto problematico, dappertutto con molti aspetti involutivi? Nelle istituzioni, nelle famiglie, nelle piazze, nei sistemi educativi: come detto, dappertutto. Colpe dell’oggi? Io penso, per l’oggi, solo la colpa di non cogliere davvero e di non trovare la forza di cambiare. Ma, in fondo, non altro, o poco altro. I nostri mali vengono da lontano.

Nel presente, anche sportivo, anche relativo al motorio, anche relativo al gioco dei bambini si specchia, per esempio, tutto il passato, cioè quello che si ritrova oggi riflette quasi completamente il passato. Florido passato determina quasi sempre un florido presente. Pessimo passato, invece, prefigura e realizza un presente impresentabile. O non è così? O forse non siamo debitori dei comportamenti dei padri, dei nonni, degli avi? Dei nostri capi di un tempo, dei dirigenti che non imposero una visione che valesse la pena di tramandare? Non dobbiamo per gran parte a loro ciò che siamo, ciò che abbiamo? Quando furono guide, quando ebbero il potere di guidare, non guidarono, magari fecero altro (qualcuno anche altro di non riferibile!), ma non guidarono.

Né si tratta di un problema politico tout court. Piuttosto di una visione del mondo che è arrivata fino a noi e che adesso ha l’intera nostra società. Non andrei lontano per mostrare che è proprio così; mi basta vedere come e cosa si pensa da noi. Lo sport, per esempio, è diventato un’arena dove solo si lotta per la vittoria, à tout prix, costi quello che costi: arrivare a qualunque costo, anche rischiando, anche fuori da ogni forma di fair play e magari solo per strappare vantaggi economici maggiori. Migliori contratti, diciamo pure così.

Così, sono davvero poche le riflessioni che si possono fare su una visione da condividere dello sport che non c’è, che ci manca. E chi ce la ha, non ha voce, non sarebbe ascoltato. Nelle piazze si grida e si lancia altro che non proclami, che non avvisi importanti ai marinai. Già solo condividere una definizione, prendete la definizione di sport. Cosa è mai? Provate a chiedere in giro, ai grandi atleti e ai non grandi atleti, anche ai modesti. E chiedete anche a chi sport non fa, non ne ha fatto e non intende avvicinarvisi. Vedrete, vedreste che campionario di risposte diverse, anche del tutto divergenti. Lo sport è lo sport, se no che altro? Lo sport è un business. Lo sport sono le gare. Lo sport è un grande spettacolo. E amenità del genere. E forse silenzi, soprattutto silenzi. Voi che dire, Lettori, qual è la reale definizione di sport? Cosa c’è dentro se uno prova a guardare? Quanti saprebbero tentare almeno di chiarire? Pochi, posso affermare. Ho agghiaccianti episodi da raccontare …. Lo sport è fenomeno importante, non da baraccone, non da liquidare con una frasetta, non da attribuire ai bambini (“facciamo fare loro un po’ di sport ….”, dicono inavvertiti pediatri alle mamme ….).

Lo sport è, certamente, un formidabile strumento educativo, a patto che se ne conoscano i presupposti e i mezzi che servono per farlo e per farlo bene. Così come il gioco motorio. Sempre che se ne abbia una visione come di valori da difendere e da custodire e da diffondere e da porre nella vita quotidiana di una nazione. C’entrano, è vero, i muscoli ed altri organi, c’entra il corpo, ma non così tanto alla fine: c’entra piuttosto la mente e c’entra il cuore e c’entra il divertimento e c’entra il godimento che nasce dall’incontro. Non è, non sono certo una lotta per l’esistenza, non è una guerra lo sport (ma tale spesso appare, nei commenti e nei comportamenti, anche di allenatori, anche di atleti, anche di dirigenti). Lo sport come occasione di scontro, come se non bastassero le guerre in giro per il pianeta.

A chi lo dico? Non mi ascoltarono grandi (si fa per dire, ovviamente), grandi dirigenti, grandi (si fa sempre per dire) allenatori, anche grandi atleti. Nessuno che abbia ora e avesse allora voglia di porsi il problema. Che è invece vitale, perché lo sport richiama la cultura del movimento (che avevamo e che abbiamo perso) e quella del gioco motorio (che pure insegnavamo una volta al mondo, mentre oggi non ascoltiamo nemmeno chi, fuori d’Italia, ne sa forse più di noi).

Abbiamo perso e da molti anni non abbiamo guide, io penso, anche in questi campi. Vere guide, in grado di mettere insieme i volenterosi e far produrre loro una visione unitaria. Una scuola nazionale di pensiero sul movimento e sul gioco e sullo sport. Quella davvero ci manca, mentre se ci fosse ci farebbe incontrare, assai presto, su un terreno di conoscenze comuni e ci farebbe dialogare, ci farebbe comprendere gli uni gli altri e ci farebbe, credo, cooperare di più.

Ci darebbe, una Scuola siffatta, principi comuni per allenare, principi per cominciare ogni pratica motoria, principi per le diverse fasce di età, principi dell’individualizzare, occasioni per confrontarci su piani che appartengono a tutti. In definitiva, principi di vita. Invece no, la Babele. Mille modi di vedere l’allenamento, mille maniere di valutare, mille di preparare i giovanissimi e i giovani, mille di concepire dilettantismo e professionismo. Mille modi per ignorarlo e per travisarlo.

Perché ne parliamo qui? Perchè serve, credo, alla nostra sperduta società, ai nostri costumi, al nostro essere genitori, professionisti, dirigenti, medici, insegnanti di ogni tipo, figli, adulti in procinto di assumere le redini del Paese. Tra i vostri valori, anche se scendete nelle piazze e nelle strade, a fare cortei e a giustamente (quasi sempre) protestare, c’è il valore gioco, gioco motorio? No? Non c’è? Lo immaginavo ed anzi lo so per certo, perché sostanzialmente questo valore non fu insegnato, né perseguito, né mostrato con l’esempio: mancò una guida nel passato, molte guide mancarono: dirigenti non diressero come si sarebbe dovuto, allenatori non impararono e non diffusero nulla di quel poco che sapevano e magari “sentivano dentro”, politici sono stati politici nel senso che dicevano di fare politica salvo il non farla o saperla fare, tutti si occupavano di altro che non fosse il motorio (a ciascuno il suo, magari avranno detto ….!). Ma per il movimento ed il gioco (ed in terzo luogo, solo in terzo, per lo sport) chi ha fatto qualcosa che ha contribuito a porre dentro la vita, dentro il quotidiano, i due strumenti fondamentali per la formazione alla vita?

Dura vita quella di oggi. Senza valori, a causa della guida che mancò e che manca tuttora. Tante colpe nel passato, a me sembra. E nel presente, chiara colpa, quella di non voler vedere, cogliere e di cercare altrove cause e rimedi. Ora, di tutto questo, ne vediamo i risultati.


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