Sul movimento ancora, che è il “tutto” della vita
La mia lista di progetti di Asterischi - ad oggi, 142 idee e desideri di parlare di allenamento e di movimento e di gioco e di sport e di società e di mondo in cui tutto questo avviene - si arricchisce questa sera (sto scrivendo in realtà di notte) di un pensiero sul movimento dell’uomo e sull’offesa che le guerre fanno a questa esigenza primaria, irrinunciabile, dell’uomo. Non era in lista, è un’aggiunta sull’onda delle vicende che viviamo ogni giorno.
Metto da parte, ma solo per una settimana, l’Asterisco in cui devo dare risposta ad un quesito che avevo posto ai Lettori (il primo pensiero, la prima riflessione che un allenatore deve fare per un giovane che comincia ad allenarsi qual è? È il volume del carico? È la sua intensità?), anche quello sul fair play che pure mi sta molto a cuore ed anche un altro, addirittura sulla parola allenamento (in realtà misteriosa ed enigmatica) e parlo, invece, di altro.
Ma il movimento, di cui spesso discetto, non è affatto altro, poiché è il tutto della vita.
Il movimento, strano a dirsi, è un evento del tutto personale nella vita degli individui. I movimenti di ciascun uomo fanno la vita di quell’uomo. E non si tratta di eventi ripetibili, poiché anche rifare lo stesso movimento non è possibile: il movimento è sempre diverso, come sanno bene i discepoli di Bernstejn (ricordate le sue opere?; ve ne sono di note e complesse, ve ne sono di perdute o disperse: tra queste la Sonata al Piano che a lungo cercammo in Russia – Sergio Zanon [sapete chi è Sergio Zanon?] ed il sottoscritto] ed anche quelli – meno numerosi – di Gerald Edelman (quello di Il presente ricordato. Una teoria biologica della coscienza. Rizzoli, Milano, 1991; Sulla materia della mente. Adelphi, Milano, 1992; Darwinismo neurale. La teoria della selezione dei gruppi neuronali [1987]. Einaudi, Torino, 1995. Nuova edizione, [Raffaello Cortina Editore](https://it.wikipedia.org/wiki/Raffaello_Cortina_Editore), Milano, 2018; Gerald Maurice Edelman & Giulio Tononi, Un universo di coscienza. Come la materia diventa immaginazione. Einaudi, Torino, 2000 – splendido volume!; Più grande del cielo. Lo straordinario dono fenomenico della coscienza. Einaudi, Torino, 2004; Seconda natura. Scienza del cervello e conoscenza umana. Raffaello Cortina, Milano, 2007: cito tanti testi (Edelman scrisse molto altro e vinse un Nobel per i suoi studi sull’immunità) per un invito alla ricerca e alla lettura di volumi che cambiano la vita ed il modo di vedere le cose e interpretare gli e venti.
Esso, il movimento, può essere fatto (muovo un braccio) ma non ripetuto (posso riproporre l’idea di muovere un braccio e lo farò, ma il movimento di ora non è uguale a quello di un istante fa). La stessa essenza del movimento sfugge all’uomo.
Cosa è infatti il movimento, di cosa è costituito? Possiamo dire, semplicemente, che è la vita, poiché di un uomo che si muove diciamo: è vivo; e di uno che non si muove più, anche dopo più tentativi di provocarne un’azione, una reazione di moto, diciamo che non vive più.
L’esperienza di moto è tanto comune quanto sempre misteriosa. Chi dà movimento all’essere che si muove? O, se si preferisce, chi dette l’avvio al pendolo del moto della vita? Tanti interrogativi sulla vita e sull’uomo, certo.
Da qui in avanti, dal momento 0 in avanti, ti muovi, puoi muoverti. Se puoi muoverti, puoi fare scelte, se puoi fare scelte sei padrone di te stesso. Di te stesso corpo e di te stesso volontà e consapevolezza.
Il moto sfugge all’umana comprensione. Eppure è. E riempie a tal punto la vita degli uomini, che ogni relazione tra individui e tra gruppi è regolata da movimenti, amichevoli ed ostili, di uno o di tanti, di breve o di lunga durata, per spostarsi senza sostare, per spostarsi e restare.
Le grandi migrazioni sono un fenomeno motorio. Le società si fondano su equilibri di atti motori. Gli atti motori fanno la storia dei singoli e delle Nazioni.
L’uomo antenato è diventato l’uomo moderno, quando si è messo in piedi ed ha guardato davanti e dietro di sé e, poi, ha scelto e deciso di stare o di andare, in sostanza di limitarsi a camminare lì dov’era già, per le necessità della sua vita; o di camminare verso una meta, più vicina o più lontana, dove fermarsi e stabilirsi.
Ecco la libertà dell’uomo. Che è libero di andare, di muoversi verso.
Ogni confine posto, ogni ostacolo al moto è un’offesa alla vita: oltre non posso andare, qui mi devo fermare, da qui devo ritornare. Il moto impedito, il moto proibito toglie la libertà. Infatti, è questa la prigione: il moto libero non più consentito.
Come in guerra, ma qui il discorso si farebbe lunghissimo. Confinare è un affronto al movimento umano. È togliere in parte la vita.
Anche il gioco dei bambini trascurato, vietato e proibito lo è. Non ci si forma alla vita senza il gioco motorio, non si diventa.
Non è utile questa trascuratezza, questa crudeltà dell’adulto di impedire o non favorire il movimento dei bambini, nemmeno allo sport, quello che si intraprende da giovani e si fa poi da adulti. Tra i mille problemi che ha, aggiungete pure questo, alla nostra società.
Molti tradiscono; si tradiscono patti ed accordi; si tradiscono amicizie; si tradiscono i propri allievi; si tradiscono i maestri; più grave di tutto è tradire un bambino che chiede di giocare.
I bambini giocano anche tra le macerie delle città e delle “strisce” di città rase al suolo, per restare nel doloroso presente (e giocavano anche tra baracche e forni crematori là dove ben sappiamo): e ci insegnano che il gioco motorio e la relazione che ne è alla base sono la chiave della vita.
Cioè senza di questa non apri la vita e non entri nella relazione e nella pace che sempre consegue dopo un dialogo. Entri però assai bene nelle guerre, fratricide e non che siano.

