In libertà, valori difesi in libertà

Asterisco n. 37 di Pasquale Bellotti

Benedetto Croce racconta, nel suo veramente mirabile Contributo alla critica di me stesso (cito l’edizione di Adelphi 1989, curata da Giuseppe Galasso), di essersi sempre – anche osteggiato dal regime ed anche sottoposto, nei decenni di ininterrotta attività prolifica e di impianto di pensiero originale e sistematizzato e di azione concreta, con decine di libri scritti, una rivista condotta e realizzata per gran parte con propri contributi, divulgazione ampissima di studi di filosofia, poesia, storia – di essersi sempre, ripeto, potuto esprimere in libertà, vissuta quest’ultima anche e soprattutto come una categoria dello spirito.

Benedetto Croce è un esempio fulgido di italiano del recente passato, da citare per la formazione che da solo si creò (non prese nessuna “laureuzza” come si fa oggi, da casa o in inutile presenza, ma studiò ed approfondì quanto mille volenterosi non riuscirebbero tutti insieme a realizzare); per la messa a punto di un sistema di pensiero (in definitiva lo storicismo assoluto), di cui fu padre e che lo rese – e lo rende – famoso in tutto il mondo, poiché consegnò agli studiosi di varie branche del sapere un sistema complessivo di pensiero che consentiva di continuare sia nel produrre pensiero sia, nello stesso tempo, di agire nella pratica; ancora per l’esempio di persona libera, che non ha paura di sorta nell’esprimere giudizi ed orientare chi è in cerca di una strada.

Non mi dilungo. Dovreste, se non lo avete mai fatto, mai tentato, avvicinarvi a Croce. Si diventa migliori, si traggono ispirazioni e si fanno propositi e progetti di vita.

Croce possedeva – eccome se possedeva! – la dottrina, di cui abbiamo parlato in passati Asterischi. Quella che oggi io personalmente non vedo affatto in Italia o vedo in troppi pochi. Pochi Maestri, poche Guide. E di che cosa abbiamo bisogno se non di Maestri e di Guide?

E non la vedo, la dottrina, posso dire con certezza, non la vedo affatto nel sistema movimento e sport, in cui si agitano e prosperano (non zittiti da alcuno) tanti ciarlatani e tanti arrivisti. Chi più chi meno ciuchi.

Giovanissimo, nel 1974, mi chiamò un giorno il mio Maestro (alle prese con l’impianto di un nuovo qualificato Corso di Studi di Specializzazione) e mi chiese se me la fossi sentito – se prescelto – di tenere un Corso, ai medici che si sarebbero specializzati in Medicina dello Sport (titolo che allora non esisteva ufficialmente in Europa), che affrontasse il tema (Maestro lungimirante!) dei valori contenuti in due aspetti essenziali della vita dell’uomo: il movimento e lo sport.

Dissi di sì, che potevo provarmi, cimentarmi in quell’impresa; e ottenni così la titolarità di un Corso originale di Teoria e Storia dello Sport (la Storia maestra di vita, pensate!), che mantenni per decenni e il cui contenuto interamente travasai nel Corso che poi mi fu assegnato, ne La Sapienza di Roma, di Teoria e Metodologia dell’Allenamento Sportivo.

Come è possibile, potrebbe chiedersi qualcuno di voi, parlare di valori dell’allenamento?

Già, l’allenamento è solo questo: valori.

Se no, non è allenamento, è ben altro: è visione materialistica e relativista della vita. Come vedo è, molte volte è stato.

Nei decenni, ne ho riscontrate di anomalie! Conobbi uno cui capitò di essere sostituito in un incarico tecnico rilevante perché un partito politico dell’epoca aveva imposto un altro esperto.

E più o meno nello stesso periodo, so di un bravo tecnico che si era rifiutato di allenare una giovane atleta assai promettente, perché gli si chiedeva di accelerarne la maturazione con la partecipazione reiterata a gare di livello assai alto, europeo addirittura; competizioni che, per quel saggio tecnico, non erano confacenti alla preparazione di chi doveva sì formarsi e specializzarsi, ma gradualmente.

Da quel mondo senza valori e da quegli incarichi senza necessità vera di esperti, del quale anche io feci parte, venni via. Ricordo che mi allontanai senza alcun pentimento, tenendo di più ai valori dei miei Maestri.

Feci mille altre esperienze e cercai tanti allievi cui passare concetti e inviti a riflettere: per diversi decenni ho fatto così, senza mai transigere, senza cedere un centimetro sui valori.

Ottenuto qualcosa? Credo di sì.

Avendo avuto allievi in grado essi stessi – adesso – di tramandare modi di concepire e di far fare l’esercizio fisico e lo sport; di indicare strade da prendere ed anche sentieri e scorciatoie da non intraprendere, poiché portano sempre a non sudati e meritati guadagni e a finta ed effimera gloria.

Di insegnare che cosa è una persona e come va trattata, mettendola al centro di tutto, mai ai margini della realtà, e dandole il valore che essa merita e di cui è investita per il solo fatto di essere nata.


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