La dottrina, diceva il Maestro, la dottrina….

Asterisco n. 22 di Pasquale Bellotti

Il mio Maestro così diceva: “quella persona non ha dottrina. Quell’altra, si vede che ha la dottrina”. Lo diceva assai spesso, trovandosi di frequente a dover giudicare di tanti che accampavano, a ragione o a torto, la pretesa di essere ascoltati, di scrivere testi più o meno importanti, di tenere conferenze per esempio, o di insegnare ad altri.

La dottrina, egli pensava ed oggi penso anche io (a me come potette, egli consegnò la sua) è la chiave e se - quando è necessario che te ne mostri dotato – te ne scopri privo, ahimè, non vai da nessuna parte: lo dottrina è il solo lasciapassare. Senza il quale non sai parlare, senza il quale non sai collegare, senza il quale non fai dialogare né il simile né l’opposto, senza il quale non sai cogliere il tempo che passa e le mille variazioni di temperie culturale che in esso si verificano, senza il quale ogni citazione che prendi di qua e di là suona male, perché non inserita nel contesto cui stai riferendoti.

Senza il quale non riesci a far entrare la vita e la sua complessità né nella storia umana che stai costruendo né – purtroppo – in quella delle persone che ti sono state affidate perché tu le segua e le guidi.  Si tratta della cosa più facile da rinvenire oggi, nelle mille categorie di sedicenti esperti di questa o di quella materia e/o conoscenza: la mancanza di dottrina è ubiquitaria, in specie nei c.d. grandi, in molti politici, in molti insegnanti, in molti – purtroppo – educatori ed esperti (sempre sedicenti tali, perché quando provi a vedere ciò che c’è sotto la pretesa di sapere che quei figuri manifestano, ti accorgi che non c’è nulla, o quasi).

Non basta avere letto qualche libro e libretto o dispensuccia o appunti messi insieme qua e là, con le ricette per fare più o meno bene la minestra (metaforico, allusivo riferimento a molte minestre che vengono proposte, propinate, messe in tavola …), poiché stiamo invece parlando delle conoscenze, intrise di vita, che servono alla vita e che servono la vita. Non basta aver studiacchiato da adulti, non basta. Non basta conoscere uno più in alto che ti solleva dal basso e ti sistema al sole, dove acquisti calore e potere (per es. di insegnare ad altri! Cosa?). Non basta.

La dottrina, credo volesse significare il Maestro, è della tenera età. È aria che si è respirata in casa, in un contesto dove la conoscenza, la ragione, il buon senso, la comprensione, la tolleranza, i classici erano di casa e li incontravi ogni giorno, in ogni stanza, in ogni persona che si frequentava (anche quelle avvedute e piene di dottrina, ciascuno a suo modo, ovviamente).

Certamente è un corpus di conoscenze, certamente un insieme vasto, certamente un mare. Fatto di studi e di insegnamenti precoci, accanto a Maestri (ne abbiamo parlato, ne abbiamo – ricordate? – già parlato …), soprattutto (lo sottolineo, soprattutto) ricevuti, colti, trovati, respirati, acquisiti in fasi precoci della vita, quando l’uomo e la donna sono in formazione e da ogni cosa che incontrano vengono, a seconda dei casi, plasmati o lasciati informi, arricchiti o impoveriti o spogliati del tutto.

Certamente alla dottrina si arriva, dopo infinite riflessioni, verifiche, confronti e valutazioni personali ed anche guidate, dopo mille emozioni che segnano, indelebilmente, profondamente, indistruttibilmente, irrevocabilmente segnano.

Certo, occorre nel cammino di acquisizione della dottrina, molta esperienza di cose e di uomini, di relazioni, di incontri e di scontri, di bivi e di quadrivi, di corsi e di percorsi, di ascese piene di aspettative e di discese rovinose (anche queste, per l’esperienza che danno, saranno dottrina, nel tempo)

La dottrina è, mentre si crea, materiale in ebollizione che avvia e poi mette il marchio di qualità precocemente. È più o meno come il motorio e come il gioco. Se li escludi dai primi 1000 giorni di vita, quelli, hai perso, per l’80%, il bello e il buono e l’utile della vita.

Che vita è quella in cui non sai utilizzare il tuo corpo e non lo hai impegnato in mille esperienze ludiche (sempre formative per la vita)? Che ti resta da fare mentre vivi se non lasciarti vivere senza essere protagonista di nulla? Così è della dottrina: qui colga il Lettore il senso dell'azione formativa, ampia ed amorevole, in tenera e poi in giovane età, volta a dare contenuti ed infinite suggestioni e possibilità di apertura, da fare propri e consegnare al mondo.


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