Asterisco n° 17

Asterisco n. 17
Rifare gli uomini


Utilizzo oggi l’asterisco n.17 come un puntaspilli, per richiamare alla mente un aspetto cruciale della vita, specie nei momenti di crisi, di calamità, di obnubilamento delle menti e delle anime ed anche del movimento (che non si fa, perché non è più nella cultura dell’uomo) e dello sport (che si fa, ma quanti lo fanno per davvero e quanti bene e quanti male e quanti poi fanno qualcosa che sport non è). Come dire: lo appunto qui e di esso poi riparlo diffusamente in seguito. Prima o poi, chissà. Se ne valesse davvero la pena e almeno qualcuno desiderasse ascoltare.
Il problema è epocale e va conosciuto anche soltanto come l’evidente soluzione dei nostri rovelli: come si fa a cambiare le cose? Come si trasforma in positivo il negativo? Insomma, quando le cose vanno male, nel mondo, in politica, nel commercio e nell’economia, nello sport, nei rapporti professionali o di amicizia o familiari, nella scuola, nelle scelte strategiche di diverso genere, cosa si fa? Cosa si dovrebbe tentare? A cosa bisognerebbe dedicarsi?


Semplice, a … rifare gli uomini. A rifarli dentro, dedicandosi a cambiare la maniera d’essere e di pensare. Avendo il coraggio, cioè, di ri-pensare l’organizzazione della società e la formazione scolastica, dalla scuola elementare in avanti, fino all’Università ed anche oltre. Così, tra il 1971 ed il 1972, affrontava il tema del come si poteva andare nel futuro, anche sportivo, della Francia, Bernard Villard, con un lungo, circostanziato e oculato documento, apparso in 3 numeri della celebre rivista Amicale des Entraîneurs Français d’Athlétisme (33/1971; 34/1972 e 35/1972), a sua volta rifacentesi ad un volumetto inglese di Paul Campbell e Peter Howard, Remaking Men, Blanford Press, 1954, tradotto assai presto in francese come Refaire des Hommes, Julliard, Paris 1955. Da leggere certo, ma da conoscere soprattutto per il senso della riflessione.
Il senso indico qui: non cercate lontano, non lambiccatevi il cervello, se le cose non funzionano, se la barca affonda, se l’atleta fallisce, guardiamo vicino, guardiamo gli uomini protagonisti del fallimento o del mediocre comportamento, per cui non ebbe un seguito positivo un fenomeno. O ancora guardiamoci dentro, riflettiamo su noi stessi. Spesso, molto spesso, dobbiamo convenire che è così: è necessario rifare gli uomini, cambiarli dentro, cambiando la maniera di formarli, modificando gli approcci, considerando nuove opportunità, ponendosi comunque il problema. Se no, nulla cambia; tutto resta come prima.

Anche il movimento che i bambini non fanno (sanno gli adulti che è una loro colpa imperdonabile e inestinguibile?), anche lo sport esasperatamente praticato fin dalla tenera età: sanno gli adulti che non si deve? Soprattutto che non si deve rubare tempo al gioco, anzi a quest’ultimo – al gioco e ai bambini – occorre restituirlo il tempo! Tempo spesso perduto, del quale qualche volta si va in cerca, alla maniera proustiana, però fallendo: troppo tardi!

Il gioco è proprio un bambino che cresce e diventa l’adulto che continua a giocare con gusto. All’adulto che non ha giocato non rimane altro da fare che rozzi tentativi di intessere relazioni con sfide e cimenti che non comprende e non sa gestire: da qui la guerra, la lotta per distruggere, non per costruire la pace.

Il tempo del gioco non è in vista dello sport futuro, sia ben chiaro sempre. Lo sport futuro è cosa che potrà arrivare, ma non è la vita. In funzione di questa e della sua pienezza, della sua completezza, della sua ricchezza, della sua forza vivificante, si pone la libertà e la spontaneità del gioco di movimento di un bambino. Non scrivo qui che si tratta di un vero – unico? – inno alla vita. Ma è questo, proprio questo che penso. Spero tra molti.

Tra le tesi sostenute nel Refaire des hommes di Villard, quella della necessità della presenza di una massiccia educazione fisica e sportiva (vada anche questa terminologia!), nell’intera formazione scolastica, partendo dall’inizio, da pochi anni di vita.
Rifaremo uomini, chissà? Sapremo dare una mano a chi dovrà operare scelte? Sapremo sussurrare (non possiamo gridare più ….!) in un orecchio: guarda al bambino che nasce, guardalo muoversi e conquistare lo spazio ed il suo tempo; guardalo giocare, mentre inventa, crea, risolve, comprende, predispone e prepara il futuro.Asseconda, non fare altro. Basta questo per Refaire des Hommes!

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